📻 Eco Radio
Ascolta in sequenza le ultime 6 notizie, lette in italiano.
Le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione che promuove la proiezione cartografica, chiamata Equal Earth, che mostra le dimensioni reali di Paesi e continenti, in particolare dell'Africa. Il voto è stato di 164 a favore e uno contrario, quello degli Stati Uniti, e nasce da una campagna di Paesi africani. La risoluzione non è vincolante e non vieta la proiezione di Mercatore, ma per gli studiosi di studi africani è comunque una vittoria simbolica per il continente.
La proiezione di Mercatore fu creata nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator per aiutare la navigazione e resta la mappa predefinita del mondo. Ingrandisce però le aree vicine ai poli: l'Africa è circa 14 volte più grande della Groenlandia, il Brasile cinque volte l'Alaska, e Canada e Cina hanno dimensioni simili. Scott Bell, professore di geografia e pianificazione all'Università del Saskatchewan e ricercatore del centro di analisi geografica di Harvard, spiega che non si può appiattire una sfera senza stirarla, come la buccia di un'arancia.
Le mappe influenzano la percezione dell'importanza di Paesi e continenti, e per questo la scelta della proiezione conta anche fuori dalla cartografia. La risoluzione non ha però effetti vincolanti e Mercatore resta utile per la navigazione.
Equal Earth è stata sviluppata nel 2018 dai cartografi Tom Patterson, Bojan Šavrič e Bernhard Jenny. L'Africa, secondo continente del mondo, copre 30,4 milioni di chilometri quadrati, circa il 20% delle terre emerse, e potrebbe contenere Stati Uniti, Cina, India e gran parte dell'Europa occidentale. Zoe Marks, direttrice del centro di studi africani di Harvard, parla di entusiasmo per la discussione globale sulla rappresentazione visiva sbagliata del continente.
Mercatore non diventa però obsoleto. David Weimer, ex bibliotecario delle collezioni cartografiche di Harvard, ricorda che la proiezione conserva angoli e direzioni, quindi è utile per le mappe web, e Google Maps ne usa una versione modificata. Molly Taylor-Poleskey, bibliotecaria delle mappe di Harvard, nota che molte persone considerano le mappe portatrici di verità e che è difficile abbandonare un'immagine familiare. Per Marks la nuova mappa è un piccolo passo nel dibattito sul peso dell'Africa nel mondo.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha aperto lunedì la sessione 2026-2027 con un caso sul clima. La causa è stata avviata da Boulder, in Colorado, contro Exxon Mobil e Suncor, compagnia petrolifera canadese, per i costi legati a un pianeta che si scalda, una delle decine di cause in cui amministrazioni locali chiedono un risarcimento ai produttori di combustibili fossili. La sentenza potrebbe decidere la sorte di tutte le altre.
In due ore di domande i giudici non hanno dato segnali chiari sull'esito, ma hanno convenuto su un punto: stabilire chi sia legalmente responsabile degli effetti del cambiamento climatico è un compito difficile e pieno di conseguenze. Samuel Alito si è astenuto dal caso, e per questo i giudici sono otto. Le compagnie petrolifere hanno chiesto alla Corte di intervenire, sostenendo che la materia spetti al Congresso e alla Casa Bianca. Boulder vuole invece che il caso torni in Colorado per proseguire.
La sentenza stabilirà se città e Stati americani potranno chiedere risarcimenti alle compagnie dei combustibili fossili davanti ai tribunali locali. Per ora i giudici non hanno mostrato da che parte pendono, e il verdetto arriverà tra mesi.
Kannon Shanmugam, avvocato delle compagnie, ha definito la causa uno sforzo senza precedenti di usare il diritto statale per regolare una condotta globale. Il giudice Brett Kavanaugh ha detto di non vedere differenze tra far pagare i danni a una compagnia e regolare le emissioni nel mondo, e ha avvertito che la causa potrebbe far fallire alcune imprese. Kevin Russell, avvocato di Boulder, ha risposto che la città non vuole ridurre le emissioni: le imprese potrebbero continuare a produrre quanto vogliono, se i consumatori fossero informati.
La giudice Elena Kagan ha paragonato il caso alle cause degli Stati contro l'industria del tabacco negli anni Novanta. La decisione richiederà mesi e, se i voti fossero quattro contro quattro, il caso tornerebbe in Colorado. Erika Kranz, avvocata del programma di diritto ambientale ed energetico della Harvard Law School, osserva che l'effetto sulle altre cause dipenderà da come i giudici motiveranno la sentenza. Chris Winter, direttore del Getches-Wilkinson Center della facoltà di legge dell'Università del Colorado, ritiene che alcuni giudici siano molto preoccupati per le conseguenze economiche sul settore.
Dal 2028 il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, chiamato ETS2, sarà pienamente operativo. Riguarda soprattutto le emissioni della combustione di carburanti negli edifici e nel trasporto su strada, oltre ad alcuni settori non coperti dal sistema già esistente. Era previsto per il 2027, ma nel 2026 la piena applicazione è stata rinviata. Dal 2025 i soggetti regolati devono già monitorare e comunicare le proprie emissioni, in preparazione della nuova fase.
L'ETS2 è separato dall'ETS storico, introdotto nel 2005 per la produzione di energia e alcune attività industriali. Funziona con lo stesso principio del tetto massimo e dello scambio, in inglese cap and trade: si fissa un limite complessivo alle emissioni e le quote si vendono all'asta. Chi immette combustibili sul mercato deve acquistare e restituire quote corrispondenti alle emissioni generate. Per i settori coperti l'obiettivo è un taglio del 42% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.
Per famiglie e imprese il nuovo sistema potrebbe aumentare il costo dei carburanti usati per riscaldare e muoversi, ma la fonte non indica una cifra. Si tratta di una guida pubblicata da una piattaforma di alloggi sostenibili, che spiega le regole europee senza stime sui prezzi.
A differenza del sistema tradizionale, gli obblighi ricadono soprattutto sui fornitori di carburante e non direttamente su famiglie o automobilisti. Poiché i fornitori dovranno sostenere il costo delle quote, parte di questo costo potrebbe essere trasferita ai consumatori finali. Quantificare l'effetto è difficile, spiega la fonte, perché dipenderà dal prezzo delle quote, dal prezzo dei carburanti e dall'andamento del mercato energetico.
Il sistema si inserisce nella strategia dell'Unione europea per la neutralità climatica entro il 2050, con un obiettivo intermedio di riduzione netta delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Per questo la guida suggerisce di investire in efficienza energetica, per esempio con isolamento degli edifici, impianti di riscaldamento più efficienti, pompe di calore e solare per l'autoconsumo. Ridurre i consumi, aggiunge, è anche un modo per essere meno esposti agli sbalzi dei prezzi dell'energia.
In Norvegia a settembre sono state immatricolate 18.733 auto nuove, il 31% in più rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, e 18.511 erano elettriche, cioè il 98,8% del totale. Gli altri tipi di motore sono ormai a numeri di una o due cifre, con 77 diesel, pari allo 0,4%, e 14 a benzina, pari allo 0,1%. Completano il quadro 29 ibride plug-in a benzina, 99 ibride a benzina e 3 ibride plug-in diesel.
Da gennaio le auto completamente elettriche hanno una quota media del 97,8%, e solo a giugno, con 19.558 unità, ne erano state immatricolate di più in un mese. Nei primi nove mesi le immatricolazioni totali sono salite dell'1,7%, a 115.196 contro 113.325, dopo un inizio d'anno piuttosto debole. Il modello più venduto è stato la Tesla Model Y, con 4.810 esemplari, circa un quarto del mercato, davanti alla Volvo EX30 con 576.
Dove il mercato è quasi tutto elettrico, a decidere l'acquisto non è più il tipo di motore ma, secondo l'OFV, prezzo, autonomia, spazio, tempi di consegna e finanziamento. Per i compratori, aggiunge il direttore generale Geir Inge Stokke, una concorrenza più equilibrata obbliga i marchi a migliorare su prezzo, dotazioni e servizio.
A settembre Tesla è tornata il primo marchio del Paese per la prima volta da giugno, con 4.935 auto e il 26,3% del mercato. A luglio era stata in testa Toyota e ad agosto Volkswagen. Le immatricolazioni di Tesla sono cresciute del 2,2% su base annua, ma la quota è scesa dal 33,7% di settembre dell'anno scorso. Secondo l'OFV, l'ente norvegese di dati sulla circolazione stradale, BYD e Xpeng insieme hanno raggiunto il 7,1% del mercato, più del doppio del 3,5% di un anno fa.
Anche tra le auto già in circolazione l'elettrico è passato in testa. Al 30 settembre in Norvegia erano registrate 1.043.983 auto elettriche, il 35,3% del parco e la tecnologia più diffusa sulle strade, davanti ai diesel al 29,4% e ai benzina al 22,9%. La soglia del milione è stata superata nel corso di quest'anno, e il mercato dei veicoli nuovi è ormai quasi tutto elettrico.
Il governatore della California Gavin Newsom ha appena firmato una legge sul solare da balcone, detto anche plug-in. Si tratta di pannelli più piccoli ed economici che si collegano alle prese di casa. La California è lo Stato più grande ad approvare la tecnologia e si aggiunge a una manciata di altri, tra cui Utah e Maine. Il solare da balcone compensa una parte dei consumi domestici e rende l'energia solare accessibile anche agli inquilini che hanno un balcone o un cortile.
Il costo del solare è sceso di oltre il 90% in dieci anni, ma i pannelli restano un investimento importante e, sul tetto di casa, possono richiedere anche adeguamenti elettrici. Paesi come la Germania hanno incoraggiato la diffusione dei sistemi da balcone, che secondo le stime riportate fanno risparmiare centinaia di dollari all'anno. I sistemi base costano alcune centinaia di dollari e, secondo un'analisi citata, possono ripagarsi in circa quattro anni, più rapidamente negli Stati con energia più cara.
Per chi vive in affitto o non ha un tetto, il solare da balcone è il modo più economico di produrre una parte della propria elettricità. Per la rete, la somma di tanti piccoli impianti può alleggerire i picchi di domanda quando il caldo spinge i condizionatori.
Il senatore statale Scott Wiener, autore della legge, dice che il provvedimento elimina la grande barriera all'uso di questi sistemi, cioè dover negoziare un accordo di interconnessione con la compagnia elettrica, come Pacific Gas and Electric. Bernadette Del Chiaro, vicepresidente per la California dell'organizzazione senza scopo di lucro Environmental Working Group, la definisce una delle misure più immediate e concrete per tenere sotto controllo i costi dell'energia e salvare il pianeta.
Secondo Amanda Smith, ricercatrice senior del progetto per le soluzioni climatiche Project Drawdown, usare l'elettricità rinnovabile dove viene prodotta è l'ideale. Ridurre il prelievo dalla rete aiuta nei picchi, quando il caldo spinge i condizionatori e c'è molto sole. Su scala cittadina, la somma di questi piccoli risparmi può compensare parte della crescita della domanda dovuta a data center ed elettrificazione. Per molte famiglie l'acquisto resta un investimento importante, per cui sarebbero utili incentivi statali. Smith giudica la California un mercato da osservare per gli altri Stati.
La turbina eolica più alta del mondo ha raggiunto la sua altezza completa a Schipkau, nella Germania orientale. L'azienda GICON ha costruito un prototipo alto 365 metri, comprese le pale, rendendolo la seconda struttura più alta della Germania dopo la torre della televisione di Berlino. Il mozzo del rotore si trova a 300 metri da terra, dove i venti sono più forti e costanti. Secondo lo sviluppatore, questa caratteristica potrebbe raddoppiare l'elettricità prodotta nel tempo rispetto a una turbina convenzionale con lo stesso diametro del rotore.
La potenza nominale del prototipo è di 3,8 megawatt, mentre le versioni future dovrebbero superare i 7 megawatt. Il raddoppio previsto riguarda l'elettricità generata nel tempo, non la potenza nominale. L'impianto è stato realizzato per l'agenzia tedesca per l'innovazione dirompente, SPRIND, e la messa in servizio ufficiale è prevista a novembre, con alcuni lavori ancora da completare.
Se la resa promessa verrà confermata, torri più alte potrebbero produrre più elettricità negli stessi parchi eolici, senza consumare nuovo territorio. Per ora il dato è una previsione dello sviluppatore e solo l'esercizio del prototipo dirà quanta energia fornisce davvero.
Per portare la turbina a quell'altezza non è stata usata una gru capace di arrivare in cima. GICON ha adottato una torre telescopica, con un sistema di sollevamento specializzato che ha alzato la torre interna attraverso la struttura reticolare esterna, per poi bloccarla nella posizione estesa. Jochen Großmann, fondatore e amministratore delegato di GICON, parla di un momento travolgente per tutto il gruppo, dopo un'idea a lungo difficile e un cantiere altrettanto complesso.
L'azienda vuole usare la maggiore altezza anche per ricavare più elettricità dai parchi eolici esistenti. GICON e SPRIND immaginano turbine di questo tipo come un secondo livello, con rotori sopra quelli delle turbine convenzionali, e una loro valutazione indica che i parchi tedeschi potrebbero ospitarne fino a 4.000 senza nuove aree. La cifra è una stima e non un programma di costruzione, e il prototipo resta un impianto pilota la cui resa deve ancora essere dimostrata in esercizio. Le due organizzazioni stanno preparando la produzione in serie e discutono con aziende eoliche interessate.




