La revisione delle regole sul biologico rischia di colpire 1,1 miliardi di export verso gli USA
Le istituzioni europee stanno completando la revisione del regolamento sul biologico, con miglioramenti riconosciuti per i piccoli agricoltori ma nuove restrizioni sui prodotti importati. L'associazione OPTA Europe, che rappresenta trasformatori e commercianti del settore biologico, avverte che le modifiche unilaterali agli accordi di equivalenza potrebbero esporre a ritorsioni le esportazioni europee, che verso i soli Stati Uniti valgono circa 1,1 miliardi di euro l'anno.
La Commissione europea ha proposto lo scorso anno una revisione mirata del regolamento sul biologico, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la competitività del settore. Ora che sia il Consiglio sia il Parlamento europeo hanno adottato le rispettive posizioni, il quadro legislativo è diventato più chiaro, e le negoziazioni entrano nella fase finale del cosiddetto trilogo tra le tre istituzioni.
Tra gli sviluppi positivi, entrambe le istituzioni hanno migliorato i criteri di ammissibilità per i gruppi di operatori, ampliando i criteri alternativi in modo da salvaguardare la partecipazione dei piccoli agricoltori al mercato biologico europeo. Consiglio e Parlamento hanno inoltre approvato la proposta di estendere la durata degli accordi di equivalenza già esistenti sul biologico, anche se la lunghezza dell'estensione resta da concordare.
Il nodo riguarda le condizioni a cui quegli accordi funzionano. Le due istituzioni hanno infatti sostenuto anche l'introduzione di condizioni aggiuntive perché prodotti e ingredienti importati possano fregiarsi del logo biologico europeo, ed hanno eliminato la tolleranza del 5% che avrebbe permesso l'uso di ingredienti non pienamente conformi provenienti da paesi terzi equivalenti negli alimenti biologici trasformati. Secondo l'associazione OPTA Europe, che rappresenta trasformatori e commercianti del settore, la contraddizione è evidente: le istituzioni cercano di preservare gli accordi di equivalenza estendendone la durata, ma allo stesso tempo propongono modifiche unilaterali alle condizioni con cui quegli accordi operano, dando per scontato che i partner commerciali le accetteranno.
Le implicazioni potrebbero essere rilevanti. Le modifiche proposte rischiano infatti di minare accordi commerciali di lunga data con partner chiave come Giappone, Canada e Stati Uniti, esponendo le esportazioni biologiche europee a possibili misure di ritorsione. "Se mercati di esportazione importanti come gli Stati Uniti considerassero queste modifiche una variazione unilaterale degli accordi di equivalenza sul biologico concordati con l'Unione europea, esiste un rischio concreto di misure di ritorsione contro i prodotti biologici europei", ha dichiarato Aurora Abad, segretaria generale dell'associazione. I soli Stati Uniti importano ogni anno circa 1,1 miliardi di euro di prodotti biologici europei, generando un consistente surplus commerciale per l'Unione.
L'associazione segnala inoltre che nessuna delle istituzioni ha affrontato pienamente le conseguenze pratiche di queste modifiche su certificazione, tracciabilità e controlli. Indipendentemente dal fatto che la quota ammessa di ingredienti importati non conformi sia fissata al 5% o azzerata, gli operatori lungo tutta la filiera dovranno comunque distinguere tra ingredienti che soddisfano i requisiti aggiuntivi europei e quelli che non lo fanno, un'operazione che richiederà modifiche ai sistemi di tracciabilità e la trasmissione continua delle informazioni dall'origine dell'ingrediente fino al produttore finale, oltre a un periodo di transizione sufficiente per adeguarsi alle nuove regole.





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