I vantaggi (si fa per dire) della crisi: in 5 anni sprechi alimentari diminuiti del 66%
Pensate che nel 2007 un'indagine ha stimato che il valore economico del cibo sprecato sulle tavole degli italiani aveva raggiunto quota 37 miliardi di euro. Una cifra iperbolica e assolutamente insensata che ci ha pensato la crisi a tagliare di netto: -66% (ovvero qualcosa come 12,3 miliardi) in...
Pensate che nel 2007 un'indagine ha stimato che il valore economico del cibo sprecato sulle tavole degli italiani aveva raggiunto quota 37 miliardi di euro.
Una cifra iperbolica e assolutamente insensata che ci ha pensato la crisi a tagliare di netto: -66% (ovvero qualcosa come 12,3 miliardi) in poco più di quattro anni.
Un drastico cambiamento che dimostra come la crisi economica può insegnare ad essere tanto meno spreconi, quanto più attenti a riciclare in cucina.
Ad affermarlo la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), in occasione della presentazione dell'indagine realizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà e dal Politecnico di Milano, in collaborazione con Nielsen Italia.
"L'inizio della crisi economica - spiega la CIA - che ha investito il mondo occidentale, ha cambiato nettamente anche la tendenza degli sprechi alimentari. Negli ultimi cinque anni gli sprechi hanno segnato un decremento del 66%. Nonostante, però, questa decisa inversione di rotta, in Italia i numeri degli sprechi rimangono alti: circa un quinto della produzione agroalimentare italiana non viene consumata, per un totale di circa 6 milioni di tonnellate di eccedenze. I consumatori sarebbero responsabili di una perdita economica procapite di 117 euro l'anno, pari a 42 chili di alimenti a persona, tra avanzi non riutilizzati, cibi scaduti o andati a male".
Stando alla Confederazione i dati fotografano "uno degli effetti più eclatanti della generale difficoltà economica" ma anche "l'effetto ecologico della crisi: l'attenzione a buttare di meno riciclando sempre di più gli avanzi della tavola".
Non tutti i mali vengono, dunque, per nuocere...