Sprechi: in discarica 36 milioni di euro di vestiti usati

 

 

Sprechi: in discarica 36 milioni di euro di vestiti usati

In Italia, ogni anno finisce nei cassonetti un tesoro da 36 milioni di euro in abiti usati che si potrebbe recuperare dal costo di smaltimento dei rifiuti urbani se la frazione tessile fosse recuperata adeguatamente: 240.000 tonnellate di tessile da togliere dalla discarica. Tra vestiti, maglioni, camicette, pantaloni e accessori vari, infatti, con una raccolta differenziata mirata si potrebbero recuperare rifiuti tessili da 3 a 5 chili pro-capite l'anno che invece finiscono gettati nell'immondizia insieme a tutta l'altra spazzatura.

Si stima che, su base europea, il consumo annuo di abiti, accessori e prodotti tessili, sia di circa 10 kg l'anno ad abitante e dunque sarebbero molti i vantaggi sia economicamente sia ambientali. Basti sapere che, su scala internazionale, un chilo di abiti usati raccolti riduce di 3,6 kg le emissioni di anidride carbonica, di 6.000 litri il consumo di acqua, 0,3 kg di fertilizzanti e 0,2 kg di pesticidi.
Guardando in particolare all'Italia, nel rapporto "L'Italia del riciclo 2010" di Fondazione Sviluppo Sostenibile e Fise-Unire di Confindustria si sottolinea che un efficiente servizio di raccolta differenziata in grado di intercettare la frazione tessile su scala nazionale consentirebbe un risparmio del costo di smaltimento di rifiuti urbani.

Gli indumenti usati, originati da cicli di post-consumo, potrebbero essere raccolti capillarmente e raggruppati per l'invio a impianti autorizzati alla gestione di rifiuti dove il processo di trattamento determinerebbe interessanti risultati finali come la qualifica a indumenti e accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo, a materie prime seconde per l'industria tessile e altri impieghi industriali.

La raccolta potrebbe avvenire con contenitori stradali dedicati o presso le isole ecologiche mentre, in ambito urbano, la raccolta potrebbe essere effettuata tramite appositi cassonetti opportunamente distribuiti sul territorio.

Dal 2001 al 2008, la percentuale di raccolta della frazione tessile è raddoppiata, passando dallo 0,11% allo 0,22%. In Italia, a gestire il settore è attualmente il CONAU, il Consorzio Nazionale Abiti Usati, che ha come obiettivo assicurare, razionalizzare, organizzare, disciplinare e gestire la raccolta di abiti e accessori usati provenienti dalla raccolta differenziata che è la condizione indispensabile per garantirne il recupero attraverso il riutilizzo e il riciclo.





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Argomenti: ecologia, ambiente, sostenibilità, energie rinnovabili, risparmio energetico, edilizia sostenibile, fotovoltaico, biomasse, impronta ecologica

 

 

 

 

 

 

 
 

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