Pesticidi e DNA: il pericolo silenzioso che ignoriamo ogni giorno
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Annals of Global Health ha testato dieci pesticidi tra i più diffusi, scoprendo che otto, l'80% del totale, possono danneggiare o alterare il DNA umano. Nel caso del glifosato, l'erbicida più usato al mondo, il danno cellulare è risultato percepibile anche a dosi estremamente basse, un dato che secondo i ricercatori mette in discussione l'idea stessa di una soglia di esposizione sicura.
Per decenni l'argomento più usato per continuare a spruzzare pesticidi tossici sui campi coltivati non è stato negarne la tossicità, ma sostenere che l'esposizione a basse dosi non fosse abbastanza dannosa da giustificarne il divieto. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Global Health, mette ora in discussione proprio questo argomento.
I ricercatori hanno testato dieci pesticidi considerati prioritari, selezionati sulla base di una precedente ricerca dell'Unione europea condotta su oltre 200 sostanze diverse. Il risultato: otto sostanze su dieci, l'80% del totale, si sono dimostrate capaci di danneggiare o alterare il DNA umano. Tutte e otto le sostanze risultate tossiche sono attualmente registrate per l'uso negli Stati Uniti. Per alcune di esse, tra cui i fungicidi ciprodinil e deltametrina, si tratta della prima prova disponibile di un possibile danno cellulare.
Nel caso specifico del glifosato, l'erbicida più diffuso al mondo, il danno cellulare è risultato percepibile già a dosi estremamente basse, un dato che suggerisce che non esista di fatto una soglia di esposizione davvero sicura per l'essere umano. Per chi lavora abitualmente a contatto con questi prodotti, come agricoltori e giardinieri, questo significa che la sola riduzione delle dosi utilizzate potrebbe non bastare a eliminare del tutto il rischio.
"I test a basso dosaggio sono fondamentali in tossicologia", ha spiegato Daniele Mandrioli, autore senior dello studio, ricercatore e segretario generale del Collegium Ramazzini. "Spesso gli effetti delle basse dosi vengono sottostimati semplicemente perché non vengono studiati." Il glifosato, commercializzato soprattutto dall'azienda Bayer, che ha acquisito Monsanto, con il marchio Roundup, è stato classificato come "probabile cancerogeno per l'uomo" dall'Organizzazione mondiale della sanità. Negli Stati Uniti risultano ancora circa 65.000 cause legali attive legate ai possibili danni del prodotto, secondo dati aggiornati a giugno 2026.
Il dibattito legale attorno al glifosato resta comunque aperto e contrastato. La Corte Suprema statunitense ha di recente accolto un ricorso di Bayer, ribaltando la decisione di un tribunale del Missouri che aveva riconosciuto un risarcimento di 1,25 milioni di dollari, circa 1,15 milioni di euro, a John Durnell, un giardiniere che aveva citato in giudizio l'azienda nel 2019 sostenendo di aver sviluppato un linfoma non-Hodgkin a causa dell'esposizione al prodotto, senza essere stato adeguatamente avvertito dei rischi. La Corte Suprema ha stabilito che i singoli stati non hanno il potere di imporre obblighi di etichettatura che vadano oltre quanto previsto dalla legge federale, una decisione che secondo alcuni osservatori di settore potrebbe portare all'archiviazione di migliaia di cause ancora pendenti contro l'azienda.





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