Olio di palma: gli impegni anti-deforestazione funzionano davvero?

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS mostra che le concessioni di olio di palma indonesiane legate ad aziende con impegni di zero deforestazione hanno effettivamente mantenuto tassi di disboscamento molto bassi tra il 2018 e il 2020. Confrontando queste aree con concessioni non coperte da impegni simili, i ricercatori hanno però scoperto che la riduzione della deforestazione è stata pressoché identica in entrambi i casi, segno che gli impegni volontari non hanno prodotto benefici ambientali aggiuntivi in quel periodo specifico.

📅 1 settembre 2026 ✎ Claudia Chiatti ⏱ 2 min di lettura
Olio di palma: gli impegni anti-deforestazione funzionano davvero?
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Da oltre un decennio le principali aziende del settore dell'olio di palma hanno adottato impegni pubblici a non acquistare prodotti legati alla deforestazione, un fenomeno noto come impegni di zero deforestazione. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS ha verificato se questi impegni abbiano davvero prodotto una riduzione della deforestazione superiore a quella che si sarebbe comunque verificata senza di essi, un concetto che i ricercatori chiamano "addizionalità".

Il gruppo di ricerca ha costruito un ampio insieme di dati che integra l'attuazione degli impegni aziendali, le connessioni lungo la catena di fornitura e le mappe satellitari della deforestazione legata all'olio di palma in Indonesia, usando questi dati per valutare l'impatto causale degli impegni sulla deforestazione nelle concessioni di palma tra il 2018 e il 2020. Il risultato: le concessioni collegate ad aziende con impegni di zero deforestazione hanno registrato una deforestazione molto bassa, meno dell'1% l'anno, dimostrando quindi un alto livello di rispetto degli impegni presi.

La distinzione tra "rispettare un impegno" e "produrre un beneficio ambientale aggiuntivo" non è solo accademica: se le aziende avrebbero comunque smesso di disboscare per altre ragioni, un impegno di zero deforestazione rischia di funzionare più come un'operazione di immagine che come una misura di conservazione reale. Per chi valuta l'efficacia di questi strumenti volontari, spesso presentati come alternativa o complemento alla regolamentazione pubblica, capire quando producono davvero un cambiamento e quando si limitano a formalizzare una tendenza già in corso è essenziale per orientare le risorse verso ciò che funziona.

Nonostante il rispetto degli impegni sia risultato alto, i ricercatori hanno scoperto che le concessioni non coperte da impegni di zero deforestazione hanno registrato riduzioni della deforestazione molto simili nello stesso periodo, indicando quindi un'addizionalità pressoché nulla. Gli autori attribuiscono questo risultato a cambiamenti più ampi nelle condizioni politiche ed economiche del periodo analizzato, che potrebbero aver ridotto la foresta rimasta facilmente accessibile e indebolito gli incentivi di mercato e normativi a disboscare ulteriormente per fare spazio a nuove piantagioni.

I ricercatori sottolineano che questo non significa che gli impegni di zero deforestazione siano necessariamente inefficaci in assoluto: sono stati testati in un periodo in cui la pressione sulla deforestazione era già relativamente bassa, con gran parte della foresta all'interno delle concessioni già disboscata in precedenza. Se in futuro dovesse tornare una maggiore pressione a disboscare, per esempio per un aumento dei prezzi internazionali dell'olio di palma greggio, cambiamenti nelle politiche di conservazione o nuove politiche che creino domanda interna aggiuntiva, come gli obblighi sui biocarburanti, gli impegni delle aziende potrebbero essere messi alla prova in condizioni reali: capire se davvero impediscano la deforestazione quando la pressione economica a disboscare ritorna resterebbe allora una domanda aperta.

Un impegno aziendale rispettato non equivale automaticamente a un beneficio ambientale reale: la vera prova arriverà quando la pressione economica a disboscare tornerà a farsi sentire.

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