Nel 2050 il 10% più povero dell'Africa australe spenderà metà del reddito in cibo

Uno studio condotto da ricercatori del MIT e di altri atenei, pubblicato sulla rivista scientifica Earth's Future, proietta l'accesso a cibo, acqua ed energia al 2050 attraverso 3.735 scenari diversi. In Africa australe il 10% più povero della popolazione potrebbe arrivare a spendere il 49,6% del proprio reddito in alimenti, contro il 5,5% del 10% più ricco della stessa regione.

📅 14 settembre 2026 ✎ Angela Momney ⏱ 2 min di lettura
Nel 2050 il 10% più povero dell'Africa australe spenderà metà del reddito in cibo
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Come evolverà l'accesso globale a cibo, acqua ed energia nei prossimi decenni? Un nuovo studio firmato da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology insieme ad altri atenei suggerisce che le risposte potrebbero essere molto diverse a seconda della regione, della risorsa considerata e del livello di reddito. In alcune aree del mondo le persone a basso reddito potrebbero arrivare a spendere circa il 50% delle proprie entrate in cibo entro il 2050, mentre nelle stesse zone i gruppi più abbienti ne spenderebbero circa il 5%.

Per arrivare a queste stime i ricercatori hanno utilizzato un modello che rappresenta le interazioni tra energia, economia, acqua, territorio e clima, dividendo il mondo in 32 regioni, 235 bacini idrici e 384 aree di uso del suolo. Sono state considerate 12 variabili principali, tra cui popolazione, prodotto interno lordo, distribuzione del reddito, intensità di carbonio, uso del suolo, commercio agricolo e diversi scenari di consumo energetico e idrico, per un totale di 3.735 scenari simulati.

"Qualsiasi cosa occupi metà del tuo reddito è potenzialmente destabilizzante per l'intera vita, perché lascia pochissime risorse per tutti gli altri bisogni essenziali", ha spiegato Jennifer Morris, ricercatrice principale del Centro per la scienza e la strategia della sostenibilità del MIT e coautrice dello studio. Secondo i ricercatori, i risultati possono essere usati dai responsabili politici delle diverse regioni per capire quali rischi di sicurezza delle risorse potrebbero emergere nel lungo periodo per le diverse fasce della popolazione.

Le differenze regionali sono marcate. Nel 2050 l'insicurezza alimentare potrebbe risultare più acuta in alcune zone dell'Africa subsahariana, mentre quella energetica potrebbe colpire soprattutto i residenti a basso reddito in alcune aree di Asia, Europa orientale e Medio Oriente. Nell'Africa australe il 10% più povero della popolazione potrebbe spendere il 49,6% del proprio reddito in cibo, contro appena il 5,5% del 10% più ricco; nell'Africa occidentale e orientale le percentuali proiettate per la fascia più povera sono rispettivamente del 48,4% e del 42,5%. Nel 2015 la stessa fascia spendeva in media circa il 25% del reddito in cibo nell'Africa occidentale e circa il 20% in quella australe.

Anche sul fronte energetico le disparità sono evidenti: in alcune zone del Medio Oriente la spesa energetica domestica nel 2050 è stimata all'1,7% per la fascia di reddito più alta e al 18,9% per quella più bassa, mentre in Europa orientale raggiunge l'11,3% per i redditi più bassi restando sotto il 5% per quelli più alti. "Le medie regionali possono far apparire i rischi futuri sulla sicurezza delle risorse più gestibili di quanto siano in realtà", ha osservato Gi Joo Kim, ricercatore della Tulane University e coautore dello studio. "Le analisi che si fermano alla media rischiano di trascurare proprio le popolazioni più vulnerabili ai cambiamenti futuri."

Kim sottolinea che non esiste un unico fattore all'origine dell'insicurezza futura: "Il reddito è importante, ma anche le condizioni regionali, l'uso del suolo, i sistemi energetici, la disponibilità d'acqua e i comportamenti dei consumatori contribuiscono a definire i rischi." I ricercatori precisano infine che il loro metodo non punta a prevedere un unico futuro più probabile, ma a individuare le condizioni che producono esiti diversi in termini di sicurezza delle risorse.

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