Lusso e proteste: il mega-resort finanziato da Kushner divide l'Albania

Un progetto turistico di lusso finanziato dal genero dell'ex presidente americano Donald Trump sta scatenando proteste in Albania, riaccendendo il dibattito sulla sostenibilità ambientale e sulla ...

📅 6 giugno 2026 ✎ Redazione ⏱ 2 min di lettura 👁 32 visualizzazioni
Lusso e proteste: il mega-resort finanziato da Kushner divide l'Albania
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Un progetto turistico di lusso finanziato dal genero dell'ex presidente americano Donald Trump sta scatenando proteste in Albania, riaccendendo il dibattito sulla sostenibilità ambientale e sulla trasparenza negli investimenti esteri nel Paese balcanico.

Da giorni, manifestanti si radunano davanti alla sede del primo ministro albanese Edi Rama a Tirana, opponendosi al piano di sviluppo proposto da Affinity Partners, società di investimenti di Jared Kushner. Il progetto riguarda la realizzazione di una struttura turistica di lusso sull'isola di Sazan e nella zona di Zvernec, presso la città costiera di Valona, due aree di grande valore naturalistico.

Ciò che caratterizza queste manifestazioni è l'origine composita dei partecipanti: contrariamente alle solite proteste dell'opposizione, gli attuali manifestanti sembrano rappresentare movimenti civici spontanei, come testimonia l'uso del fenicottero rosa quale simbolo distintivo. Questo emblema richiama analoghe proteste ambientaliste condotte in Serbia, e riflette le preoccupazioni specifiche dei cittadini albanesi per l'ecologia locale.

Il nucleo della contestazione riguarda il rischio per l'ambiente e la biodiversità. I manifestanti, molti dei quali giovani, denunciano che il progetto minaccia i fenicotteri, specie protetta, e altre forme di vita negli ecosistemi umidi protetti della zona. Secondo Joni Vorpsi, ecologist dell'associazione PPNEA-BirdLife Albania (organizzazione ambientalista che monitora la conservazione della fauna selvatica), le costruzioni previste potrebbero compromettere gravemente le aree protette.

La società Affinity Partners sostiene che il progetto si fonda su principi di "gestione responsabile" e valorizzazione ambientale, oltre alla creazione di posti di lavoro per le comunità locali. Tuttavia, i critici sottolineano la mancanza di trasparenza: le negoziazioni tra l'azienda e il governo risalgono almeno al 2024, senza che il pubblico sia stato adeguatamente informato.

Un altro aspetto che alimenta il malcontento è la cessione di terre a investitori stranieri. Alcuni cartelli recitano "L'Albania non è in vendita", esprimendo preoccupazioni circa il controllo del territorio nazionale da parte di capitali esteri. Il governo sostiene che si tratta di terreni privati acquisiti in modo trasparente, ma secondo alcuni osservatori il processo potrebbe non essere stato completamente lineare, considerando le complessità ereditate dalla privatizzazione post-comunista ancora irrisolte in Albania.

Nonostante le tensioni politiche abituali tra il governo socialista e l'opposizione democratica, questa protesta si distingue per la sua matrice chiaramente ambientale e civica. I manifestanti chiedono l'arresto immediato di qualsiasi costruzione e l'allontanamento dei macchinari pesanti dalle aree protette, mettendo l'ecologia e la conservazione della natura al centro del dibattito pubblico.

La questione rappresenta un importante banco di prova per l'Albania sul tema della sostenibilità e della responsabilità ambientale negli investimenti internazionali. Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità richiedono sempre più scelte consapevoli in materia di sviluppo territoriale e protezione degli ecosistemi naturali, soprattutto in regioni fragili dal punto di vista ecologico come le zone umide costiere dell'Adriatico.

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