Le ibride plug-in emettono sei volte più CO2 di quanto dichiarino i test ufficiali

Secondo i dati raccolti dai sensori di consumo installati a bordo di 220.000 veicoli e pubblicati dall'Unione europea, le emissioni reali di anidride carbonica delle auto ibride plug-in immatricolate nel 2024 sono state sei volte superiori a quelle dei test di laboratorio. Con 145 grammi di CO2 al chilometro, questi veicoli emettono appena il 14% in meno rispetto alle auto a combustione tradizionali.

📅 14 settembre 2026 ✎ Maurizio Franceschini ⏱ 2 min di lettura
Le ibride plug-in emettono sei volte più CO2 di quanto dichiarino i test ufficiali
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Le emissioni reali di anidride carbonica delle auto ibride plug-in sono in media sei volte superiori a quanto indicato dai test ufficiali. Lo mostrano i dati relativi al 2024 pubblicati dall'Unione europea e analizzati dall'organizzazione Transport & Environment, che si occupa di trasporti sostenibili. Il divario tra l'inquinamento reale di questi veicoli e i risultati ottenuti in laboratorio si è ampliato ogni anno da quando, nel 2021, sono iniziate le misurazioni sulle emissioni effettive.

I dati provengono dai sensori di consumo installati a bordo di 220.000 veicoli ibridi plug-in: dal 2021 tutte le auto nuove e i piccoli furgoni alimentati a carburante liquido venduti nell'Unione europea devono essere dotati di un dispositivo omologato per il monitoraggio dei consumi reali. Secondo questi rilevamenti, le emissioni effettive delle ibride plug-in immatricolate nel 2024 sono state di 145 grammi di CO2 al chilometro, contro i 24 grammi dichiarati dai test ufficiali. L'anno precedente le stesse cifre erano rispettivamente 138 e 28 grammi.

Con 145 grammi al chilometro, le ibride plug-in emettono appena il 14% in meno rispetto alle auto a combustione tradizionali, ferme a 169 grammi. L'anno precedente il divario era del 17%, un segnale che le emissioni di questi veicoli stanno diventando sempre più simili a quelle delle auto convenzionali. Il motivo principale è che molti automobilisti li utilizzano come normali ibride senza ricaricarli con regolarità: se caricate spesso, queste auto possono effettivamente raggiungere o superare i valori dichiarati dai costruttori, ma quando il motore a combustione resta acceso per gran parte del tempo il vantaggio si annulla.

I test di laboratorio si basano su un cosiddetto "fattore di utilizzo", che stima quanto tempo un automobilista trascorre guidando esclusivamente a batteria. L'Unione europea aveva previsto di aggiornare questi parametri nel 2025 e nel 2027 per correggere le stime sulla CO2 e ridurre progressivamente il divario, ma i costruttori, attraverso l'associazione di categoria ACEA, stanno spingendo per cancellare l'aggiornamento previsto per il 2027. Le ibride plug-in rappresentano oggi circa il 9,8% delle vendite di auto nell'Unione europea, e l'anno scorso la Commissione europea aveva già concesso ai costruttori di poterle vendere anche dopo il 2035.

"Le ibride plug-in sono una delle più grandi operazioni di facciata ecologica dell'industria automobilistica: vendute come soluzione verde, ma con un pesante costo ambientale nella pratica", ha dichiarato Lucien Mathieu, responsabile per le automobili di Transport & Environment. "Sono anche una fregatura per i consumatori, che finiscono per pagare molto più carburante del previsto." Secondo l'organizzazione, indebolire le regole ritarderebbe gli investimenti nell'elettrico e ridurrebbe la capacità europea di competere con la Cina. Un dibattito in sede di Consiglio è atteso per il 12 ottobre, seguito da un voto parlamentare a novembre.

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