L'Unione europea prepara una legge per limitare gli affitti brevi nelle città sotto pressione

La Commissione europea sta preparando una normativa che darebbe a governi nazionali e amministrazioni locali un quadro giuridico più chiaro per limitare gli affitti brevi turistici nelle aree con un mercato immobiliare in difficoltà. La misura risponde al quasi raddoppio delle prenotazioni di questo tipo dal 2018, in un contesto in cui i prezzi delle case nell'Unione europea sono cresciuti di oltre il 60% dal 2013.

📅 7 settembre 2026 ✎ Claudia Chiatti ⏱ 1 min di lettura
L'Unione europea prepara una legge per limitare gli affitti brevi nelle città sotto pressione
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L'Unione europea sta preparando una normativa che aiuterebbe le destinazioni turistiche a limitare gli affitti brevi. La misura è una componente centrale di una futura legge sull'accessibilità abitativa e dovrebbe definire un quadro giuridico comune per aiutare le autorità a gestire gli affitti a breve termine e a individuare le aree in cui il mercato immobiliare è sotto pressione.

"Il livello europeo può e deve svolgere un ruolo più forte nel sostenere, coordinare e amplificare gli sforzi nazionali, regionali e locali" per affrontare la crisi abitativa, si legge in una dichiarazione della Commissione europea di dicembre. Il tema dovrebbe essere discusso in una riunione della Commissione prevista per il 9 settembre.

Oggi le città che tentano di limitare gli affitti brevi si muovono in una zona di incertezza giuridica: una sentenza della Corte di giustizia europea del 2020 stabilisce che le restrizioni devono essere giustificate da un interesse pubblico ed essere "proporzionate", lasciando però ai tribunali nazionali il compito di stabilire caso per caso cosa sia proporzionato. Un quadro comune europeo darebbe alle amministrazioni locali criteri più chiari su cui fondare le proprie decisioni, riducendo il rischio che i regolamenti vengano annullati dai giudici dopo essere stati approvati.

Una bozza della normativa, pubblicata dal sito europeo di informazione Euractiv, indica soglie di prova precise che le città dovrebbero soddisfare per poter introdurre restrizioni: prezzi delle case pari ad almeno otto volte il reddito disponibile mediano e la dimostrazione di un effetto negativo degli affitti brevi sul mercato abitativo per almeno tre anni. La bozza sembra inoltre privilegiare tetti quantitativi al numero di alloggi o clausole di salvaguardia per le attività già esistenti, piuttosto che divieti generalizzati.

Le associazioni di categoria e le principali piattaforme del settore, tra cui Airbnb, Booking.com ed Expedia, sostengono invece che l'iniziativa sia prematura. Secondo queste posizioni, gli affitti brevi rappresentano appena l'1,2% del patrimonio abitativo europeo, e la raccolta dati completa prevista da una normativa del 2024, con scadenza di adeguamento fissata a maggio 2026, è appena iniziata, per cui mancherebbero ancora le informazioni necessarie a valutare correttamente il fenomeno.

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