In Vietnam la coltivazione del caffè mette sotto pressione acqua e suoli
Negli altipiani centrali del Vietnam, circa mezzo milione di ettari di foresta sono stati convertiti in coltivazioni di caffè dal 1990. L’area è oggi uno dei principali poli mondiali della produzione di robusta, ma anche una delle regioni...
Negli altipiani centrali del Vietnam, circa mezzo milione di ettari di foresta sono stati convertiti in coltivazioni di caffè dal 1990. L’area è oggi uno dei principali poli mondiali della produzione di robusta, ma anche una delle regioni con le trasformazioni ambientali più rapide del Paese.
Il Vietnam è il secondo produttore mondiale di caffè e copre circa il 40% del mercato della varietà robusta, utilizzata soprattutto per miscele industriali e caffè solubile. La crescita del settore è avvenuta parallelamente alla riduzione della copertura forestale negli altopiani, con impatti sulla biodiversità locale e sugli ecosistemi originari.
Secondo il report di Coffee Watch, negli ultimi decenni la superficie destinata alla coltivazione del caffè si è espansa in modo significativo, mentre la foresta naturale si è ridotta di una quota rilevante. Le trasformazioni hanno modificato anche il bilancio idrico dell’area, con un aumento della pressione sulle falde acquifere.
L’irrigazione intensiva necessaria alle coltivazioni ha contribuito all’abbassamento dei livelli delle acque sotterranee, in alcune zone con ricorso a pozzi sempre più profondi. L’uso continuativo di fertilizzanti e pesticidi ha inoltre alterato la qualità dei suoli, riducendone la capacità di rigenerazione naturale.
Le conseguenze si riflettono anche sulla produzione. Negli ultimi anni siccità ricorrenti hanno reso più instabile la resa agricola, contribuendo alla volatilità dei prezzi del caffè sui mercati internazionali. Alcune proiezioni indicano che il cambiamento climatico potrebbe ridurre ulteriormente la superficie coltivabile nelle prossime decadi.
Il sistema produttivo resta esposto a un equilibrio fragile: la perdita di foresta riduce la capacità del territorio di trattenere acqua e proteggere i suoli dall’erosione, mentre l’aumento dell’intensità agricola tende ad accentuare la pressione sulle risorse naturali.





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