Il riso selvatico in pericolo: i suoi difensori non mollano
Il riso selvatico, o manoomin nella lingua dei popoli indigeni, sta scomparendo dai laghi del Wisconsin e del Midwest superiore dove è stato raccolto per millenni. Ma grazie a tecnologie innovative e...
Il riso selvatico, o manoomin nella lingua dei popoli indigeni, sta scomparendo dai laghi del Wisconsin e del Midwest superiore dove è stato raccolto per millenni. Ma grazie a tecnologie innovative e alla determinazione delle comunità indigene, le speranze di proteggere e restaurare questa pianta cruciale per l'identità culturale e l'alimentazione locale stanno aumentando.
Bazile Minogiizhigaabo Panek, membro della Red Cliff Band of Lake Superior Chippewa, ricorda ancora il primo raccolto a sette anni: in canoa con sua sorella, mentre sua madre spingeva l'imbarcazione con un palo attraverso le piante in acque basse, battevano i fusti con bastoni facendo cadere i semi nel canotto. È un'immagine che racchiude migliaia di anni di tradizione indigena, quando questa comunità (la Chippewa è una delle principali nazioni native del Nord America) considerava il manoomin non solo cibo, ma un parente e fondamento della propria cultura.
Oggi però il riso selvatico affronta minacce significative. Il cambiamento climatico, unito a modifiche nell'uso del territorio e all'inquinamento ambientale, ha causato un declino drammatico delle popolazioni storiche. Individuare tutti i bacini idrici dove la pianta cresce e pianificare il restauro richiede tempo e risorse considerevoli. A complicare le cose, l'amministrazione Trump ha ritirato finanziamenti da alcuni progetti di ripristino.
Eppure la resilienza della pianta e delle comunità che la custodiscono sta producendo risultati concreti. Ricerche recenti hanno dimostrato che i droni possono rilevare con efficienza dove cresce il manoomin, aprendo nuove possibilità per i progetti di restauro. Una ricerca pubblicata l'anno scorso, coautorizzata da Panek attraverso la sua società Good Sky Guidance (che consulta istituzioni pubbliche e aziende su questioni di sapere indigeno e iniziative ambientali), ha identificato strategie promettenti: tagliare la vegetazione competitiva, abbassare i livelli dell'acqua durante determinati periodi di crescita, e altre misure specifiche potrebbero rallentare significativamente il declino della pianta.
La collaborazione è la chiave: tribù, università e organizzazioni no profit stanno lavorando insieme per restaurare il riso selvatico nel Midwest. Jessie Conaway, coordinatrice di ricerca in arti e scienze indigene presso l'Università del Wisconsin-Madison, dirige uno sforzo di restauro nel lago Winnebago e ha una visione chiara: "Identifichiamo gli habitat che storicamente e tradizionalmente hanno sostenuto il riso e possono farlo di nuovo, poi equipaggiamo i membri della comunità con competenze e strumenti per raccogliere ed elaborare il riso. Questo conduce a sovranità alimentare, rivitalizzazione culturale, nutrizione e alle fondamenta stesse delle comunità."
Il messaggio è potente: gli indigeni sapevano che prendendosi cura del manoomin, la pianta si sarebbe presa cura di loro. Questa saggezza ecologica, riscoperta oggi attraverso ricerca scientifica e collaborazione, potrebbe essere la chiave per invertire il declino e assicurare che le generazioni future continuino a raccogliere il riso selvatico come hanno fatto i loro antenati.





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