Clima rovente, infanzia a rischio: +mortalità nei paesi poveri

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha rilevato che un aumento delle ondate di calore marine è associato a un incremento della mortalità infantile, del deperimento e del ritardo di crescita nei bambini nei paesi a basso e medio reddito. I ricercatori non sanno ancora spiegare con certezza il meccanismo alla base di questo legame, ma sottolineano che l'effetto è concentrato soprattutto nei paesi che dipendono dalla piccola pesca costiera.

📅 4 settembre 2026 ✎ Michele Migliore ⏱ 2 min di lettura
Clima rovente, infanzia a rischio: +mortalità nei paesi poveri
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Nel 2024 un gruppo di ricerca interdisciplinare, composto da scienziati sociali e marini, ha iniziato a indagare se la frequenza delle ondate di calore marine, i prolungati aumenti della temperatura oceanica che il cambiamento climatico rende sempre più frequenti e intense, avesse un impatto sulla salute materna e infantile. "Ero pronto a non trovare nulla", ha raccontato Clark Gray, geografo umano e docente all'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, che ha guidato la ricerca.

I risultati, pubblicati questo mese sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, raccontano invece una storia preoccupante. Per ogni aumento di una deviazione standard nel numero di ondate di calore marine registrate in un periodo di 24 mesi, corrispondente a circa tre ondate in più rispetto alla norma, la mortalità infantile cresce del 5,4%. Anche il deperimento e il ritardo di crescita nei bambini, entrambi possibili conseguenze della malnutrizione, aumentano rispettivamente del 6,5% e dell'8,8%.

Lo studio si è concentrato sui dati sanitari di paesi a basso e medio reddito, e i ricercatori sottolineano che l'analisi dimostra per ora solo una correlazione, non un rapporto certo di causa ed effetto: non è ancora chiaro perché o come la malnutrizione e la mortalità infantile aumentino quando gli oceani si scaldano. Comprendere questo meccanismo è però urgente, perché le temperature oceaniche sono oggi le più alte mai registrate, e le ondate di calore marine, secondo gli stessi autori, sono destinate a peggiorare ulteriormente nei prossimi anni.

Le ondate di calore marine possono alterare le catene alimentari oceaniche, ed è possibile che questi eventi causino il declino di popolazioni ittiche o di molluschi fondamentali per l'alimentazione locale. Gli autori sottolineano però che altri meccanismi, come le ondate di calore sulla terraferma o la diffusione di malattie infettive trasmesse da zanzare, non possono essere esclusi come ulteriori fattori. Un elemento che emerge con chiarezza dallo studio è che gli effetti negativi si concentrano soprattutto nei paesi che dipendono dalla piccola pesca costiera, mentre le operazioni di pesca industriale, dotate di tecnologie che permettono di spostarsi più al largo per evitare le acque più calde, risultano meno colpite. Anche in questo caso, però, la spiegazione non è del tutto lineare: non tutti i paesi che dipendono dalla piccola pesca costiera basano la propria dieta su quei prodotti, che vengono spesso venduti sui mercati locali o regionali, per cui le ondate di calore marine potrebbero contribuire alla malnutrizione anche indirettamente, attraverso la perdita di reddito delle famiglie coinvolte.

Katy Seto, docente associata di studi ambientali all'Università della California a Santa Cruz, non coinvolta nello studio, lo ha comunque definito importante: "È decisamente un primo passo per capire per chi questo potrebbe rappresentare un grande problema e quali potrebbero essere le soluzioni." I risultati, secondo Gray, sono coerenti con la ricerca già esistente sul legame tra riscaldamento globale e salute umana: "Faccio ricerca sull'impatto sociale del clima da tempo, e continuo a essere sorpreso da quanto sia costantemente negativo l'effetto del riscaldamento sulla salute. Si manifesta praticamente ovunque, su ogni indicatore."

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