Caldo estremo: l'adattamento salva solo il 10% delle vite in pericolo
Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato la scorsa settimana conclude che il superamento della soglia di 1,5 gradi è ormai certo entro pochi anni. Secondo uno studio citato dai ricercatori, se i paesi continuassero ad adattarsi al caldo al ritmo degli ultimi decenni riuscirebbero a evitare solo circa una morte su dieci tra quelle attese, un dato che mostra quanto le misure attuali restino insufficienti.
L'estate appena trascorsa è stata da record, con molti paesi che hanno registrato le temperature medie più alte mai misurate. L'Europa occidentale ha attraversato cinque ondate di calore che hanno prosciugato l'umidità dei suoli, trasformato la vegetazione in combustibile per gli incendi e ridotto i fiumi fino a lasciare i pesci senza acqua, mentre pronto soccorso e ambulanze venivano sommersi dalle richieste. Le prime stime hanno rilevato almeno 35.000 decessi in eccesso, un dato che tiene conto delle sole prime quattro ondate e di circa metà del continente.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, tutto questo è stato soltanto una "prova generale". Due fattori in particolare potrebbero spingere ancora più in alto le temperature globali nei prossimi anni: il fenomeno El Niño, oggi nelle fasi iniziali di un ciclo che secondo le previsioni sarà il più intenso da un millennio, e l'accumulo continuo di gas serra in atmosfera. Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite pubblicato la scorsa settimana conclude che il superamento della soglia di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali è ormai certo entro pochi anni.
Alcuni paesi hanno già dimostrato che ridurre le morti da caldo è possibile. Dopo l'ondata del 2003, che causò 70.000 vittime in Europa, diversi stati hanno introdotto sistemi di allerta precoce, centri di raffrescamento e piani di preparazione per gli ospedali. La Francia ha adottato un piano nazionale che impone stanze climatizzate nelle case di riposo, prevede controlli degli operatori sanitari sulle persone anziane e fragili durante il caldo estremo e sviluppa spazi verdi urbani. "Una data ondata di calore è oggi molto meno letale in Francia di quanto lo fosse prima", ha spiegato Christopher Callahan, climatologo dell'Università dell'Indiana che studia il rapporto tra caldo, salute ed economia.
Il ritmo dell'adattamento resta però troppo lento rispetto a quello del riscaldamento. Secondo uno studio dello stesso Callahan, se i paesi continuassero ad adattarsi al caldo al ritmo degli ultimi decenni eviterebbero solo circa una morte su dieci tra quelle attese. "Non c'è davvero nessun luogo che sia adattato in modo adeguato a questi eventi estremi", ha dichiarato Kristie Ebi, tra gli autori principali del rapporto ONU e docente di salute globale all'Università di Washington. I paesi poveri restano i più vulnerabili, ma secondo il rapporto anche quelli ricchi non si stanno adattando abbastanza in fretta.
Ebi segnala inoltre che i responsabili sanitari non hanno tenuto il passo con i cambiamenti in corso, come le ondate di calore che si verificano ormai al di fuori della stagione tradizionale tra metà maggio e metà settembre, e hanno trascurato scenari estremi come quelli registrati quest'estate in Europa occidentale: "Le temperature erano semplicemente troppo alte, molto più alte di quelle per cui i sistemi di allerta precoce erano stati progettati."
Studi recenti indicano che la soglia oltre la quale il caldo diventa pericoloso per il corpo umano è più bassa di quanto si ritenesse, con la zona di rischio che inizia già a 26 gradi in presenza di umidità elevata. Per prepararsi, secondo Ebi, è necessario sottoporre a "prove di resistenza" gli scenari di disastro possibili, come già fanno banche ed eserciti, invece di scoprire in tempo reale gli effetti devastanti del caldo estremo. "Ci sono un milione di modi diversi in cui possiamo immaginare di rendere la nostra società resiliente a questo tipo di minaccia", ha concluso Callahan, "e semplicemente non ci siamo ancora arrivati."





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